lunedì 14 febbraio 2011

Se non ora, quando?

Ieri a Torino c'era tanta gente in piazza.
Tante donne, giovani, anziane, madri, figlie, nipoti.
Tanti uomini, mariti, padri,figli, amici.

Ombrelli colorati per proteggersi dal fango che ci piove addosso ogni giorno e gomitoli di lana colorata per intrecciare una rete di solidarietà.

C'erano cartelli spiritosi, bambine vestite da fatine che camminavano orgogliose con il loro striscione. C'era musica e gente che ballava, c'erano i cori e le risate.

C'erano signore che probabilmente l'ultima volta che sono scese in piazza era per la Liberazione di Torino.


C'era l'Italia che sai che c'è, anche se ogni tanto ti sembra non ci sia, e allora c'erano i commenti stupiti: "Ma quanti siamo?"
C'erano gli sguardi di riconoscimento da scambiare con perfetti estranei, perché se sei qui anche tu vuol dire che un po' ci somigliamo.
Ieri a Torino era una giornata da ricordare.

martedì 4 gennaio 2011

Chi lo fa a Capodanno lo fa tutto l'anno...

Ovvero: dello sci e dell'arte di evitare il Capodanno.

Per non finire a costruire casette di cartone con l'aiuto del gatto come il mio idolo Inkspinster, da fiera appartenente al gruppo Evitatori del Capodanno anonimi*

* - Ciao, sono Giuliana, odio il Capodanno.
- Ciaaaao Giuliana

anche quest'anno o trovato un astuto escamotage per rinunciare a qualunque tipo di festeggiamento.

Che in pratica consiste nel programmare una sciata mattutina per il primo dell'anno, adducendo la motivazione "Così non c'è nessuno" - ed è anche vero, si sta tranquilli tra sociopatici almeno fino alle 11, se poi il tempo è spettacolare e non ti boicotta come l'anno scorso anche meglio.

Se anche voi volete starvene in casa tappati senza sembrare dei rifiuti sociali, senza pensare che la persona con cui vorreste dedicarvi a ben altre attività probabilmente le sta praticando con qualche altra sciacquetta/altro decerebrato, fate così:

31 dicembre sera:

Semplice: statevene a casa, mangiate normalmente (tanto di abusi calorici nelle feste ne avrete compiuti abbastanza), dedicatevi alla visione di film ed evitate rigorosamente i tristissimi spettacoli di fine anno. Io mi sono dedicata alla serata Iris con A Wong Foo, grazie di tutto Julie Newmar con l'indimenticato Patrick Swayze e il classico capodannesco The Rocky Horror Picture Show (ormai una tradizione come i film di Natale).
A nanna dopo una cantata e il balletto di Time Warp che neanche a Glee.
I botti non li sentirete nemmeno.

1 gennaio mattina:

La sveglia dipende dalla distanza della pista da sci più vicina (nel mio caso 6.45).
Colazione dei campioni. Vestizione (e qui ci sarà un post apposito). Caricate gli sci in macchina e via.
Arrivate e parcheggiate nel parcheggio più vicino agli impianti, scambiando sguardi d'intesa con gli altri scaricatori di sci.
Fate partire l'Ipod con playlist adeguata.
Senza coda in biglietteria inizierete a sciare per le 8.35.
Vista l'età che avanza farete solo il mattiniero, quindi scierete ininterrottamente fino all'una, quando guarderete con disprezzo quelli che arrivano solo a quell'ora slittare alla ricerca di parcheggio.

giovedì 23 dicembre 2010

These are a few of my favourite things

Ora, nonostante la patina di cinismo e il piglio scorbutico che devo alla mia maestra di vita e icona femminile Lucy Van Pelt, a me il Natale piace. E intendo il Natale nel senso esteso cui ci ha costretti la nostra consumistica società occidentale.

Soprattutto mi piace:

1) La sospensione del conto calorico di qualsiasi cibo ingurgitato tra l'8 dicembre e il 6 gennaio: durante le feste vale tutto, compreso il consumo di alcolici a partire dal mattino (ok, questo conta solo per il bombardino sulle piste da sci) e il rimpinzarsi di cioccolata in ogni sua forma e variazione. Con l'aggiunta di godurie di stagione come la Papaya disidratata (so che non è di stagione, ma se ne trova a chili in questo periodo)

2) Fare il mio albero di Natale, non quello tristanzuolo e pre-addobbato che ho a Torino ma quello barocco, colorato e sovraccarico che faccio a casa dei miei. Con le stesse palline di quando ero piccola e un paio del primo albero dei miei (1960!!)

3) Impacchettare regali con un riciclo creativo della carta, fiocchi e nastri dell'anno precedente (il mio contributo a un Natale sostenibile).

4) Preparare i regali con le mie manine: biscotti, marmellate e quant'altro (secondo contributo a un Natale sostenibile).

5) Aprire i regali la mattina del 25 ancora in pigiama neanche avessi 6 anni.

6) Le luminarie stile Las Vegas di alcuni vicini di casa.

7) Luci d'artista: appunto per ribadire lo sbrodolamento del Natale che comincia subito dopo i Santi. Qui a Torino le bellissime luci che il mondo ci invidia e i milanesi ci copiano si accendono a inizio Novembre. Quest'anno sono cresciute e ci sono cose divertentissime come l'installazione di Richi Ferrero a Palazzo Chiablese.

8) Il traffico visto dal sedile di un autobus, almeno fino a quando non sono costretta a prendere la macchina per andare in centro.

9) I film di Natale: una volta c'era La vita è meravigliosa, ora la mia generazione ha Una poltrona per due. Non so se sia un buon segno, ma se Italia1 non lo trasmette per me non è Natale.

10) La canzoni di Natale: non siamo purtroppo a livello di New York dove ogni singolo negozio spara Rudolph the red nose reindeer o Winter Wonderland ma ci stiamo attrezzando.

Auguri a tutti, neh.

giovedì 16 dicembre 2010

Malanni di stagione

In attesa di preparare un resoconto dettagliato del mondo che si è aperto ai miei occhi profani grazie a un innocuo aperitivo per il compleanno di un'amica, sono costretta a casa da tosse e acciacchi vari.

Ora, se la mia vita fosse un film, e se il film fosse una commedia romantica americana, a quest'ora busserebbe alla mia porta LUI, che in genere ha le fattezze di Tom Hanks, ma nel mio caso preferirei che so, Colin Firth (lo so che è inglese, ma vuoi mettere?).
Arriverebbe a portare conforto, brodo di pollo e tè caldo. Uh sì, e fiori.
Non farebbe caso al mio aspetto, per quanto, essendo pur sempre un film, io avrei soltanto i capelli elegantemente scompigliati e gli occhi lucidi (per la febbre o l'emozione).
Veglierebbe amorevolmente sul mio sonno e la mattina dopo mi sveglierei radiosa.

Ma non essendo un film, sono qui scossa dalla tosse, col frigo semivuoto e zero voglia di cucinare qualcosa di più complicato di una minestrina. E stasera vado a letto con la borsa dell'acqua calda.
Sgrunt.

lunedì 6 dicembre 2010

Separati alla nascita

Vi prego ditemi che non lo vedo solo io.
A sinistra Taylor Kitsch da The Bang Bang Club
A destra Emile Hirsch da Into the wild (la foto non gli rende troppa giustizia)










TFF - la settimana dopo

Qualche riflessione sull'appena trascorsa edizione del Torino Film Festival

Film visti: 17 (cominciamo bene)

Code fatte:
Tante e la maggior parte al freddo. Tanto per ribadire che il sistema dei biglietti di fascia blu mi sembra una cavolata. Poi è vero che siamo a Torino e non nella spianata desertica del Lido, quindi la dotazione di bar/pizze al taglio/kebabbari ti salva almeno dalla fame - e la cioccolata calda dal freddo.

Stelline e stellette:

Suck - di Rob Stefaniuk ** al ***
Inside America - di Barbara Eder ***
Scuolamedia - di Marco Santarelli ***
Las marimbas del infierno - di Julio Hernandéz Cordòn **
Myra Brekinridge - di Michael Sarne ****
Tournée - di Mathieu Almaric ***1/2
The special relationship - di Richard Loncraine ****
Soulboy - di Shimmy Marcus ***
White Irish Drinkers - di John Gray ***
Jack Goes Boating - di Philip Seymour Hoffman ****1/2
La mosquitera - di Augustì Vila *
Cyrus - di Jay e Mark Duplass **1/2
Requiem for Detroit? - di Julien Temple ***
Small Town Murder Songs - di Ed Gass-Donnelly ****
The bang bang club - di Steven Silver ***1/2
Neds - di Peter Mullan ***1/2
Vampires - di Vincent Lannoo **1/2

Musica sentita:
Tanta e bella per la gran parte (ok, ancora qualche dubbio sul rock satanico guatemalteco con marimbas). Poi Northern Soul, Motown, la colonna sonora di Jack Goes Boating (tutta - e la discografia completa dei DeVotchKa che gira nell'iPod da 3 giorni) e quella di Small Town Murder Song (Bruce Peninsula).

Parere finale:
Una buona qualità media, al solito non ho visto il film vincitore e nemmeno quello di cui hanno parlato tutti per giorni (The Infidel). Alcune cose mi sono piaciute molto, altre meno, non sono mai uscita dalla sala cosciente di aver sprecato due ore di vita come spesso accade a Venezia. Poi magari è stata fortuna.

venerdì 19 novembre 2010

Tipi da concerto


Vado spesso ai concerti da sola, probabilmente perché i miei amici non condividono appieno i miei gusti musicali e nondimeno per il fatto che frequento i 30enni più vecchi del mondo.

Nel corso degli anni mi sono accorta che comunque non sono la sola, c'è tutto un mondo là fuori di frequentatori solitari di concerti (aka the lonesome concert-goer)
Presento dunque senza indugio una breve rasssegna:

Tipo 1)
Il fan maniacale - (mi ci ritrovo l'80% delle volte)
Arriva in anticipo per piazzarsi sotto il palco, dove notoriamente si sente di merda, ma sei vicino al gruppo.
Recupera beni di sostentamento per la serata (birra - i più spirituali, che hanno raggiunto un livello ascetico di venerazione, acqua, ché nessuna sostanza vada a interferire con la musica), si piazza sotto il palco, centrale, difende con la tenacia di un alpino sul Carso il suo posto in prima fila. Dà le spalle al locale, in segno di dedizione totale, al massimo si concede qualche sguardo altezzoso ruotando la testa stile Linda Blair ne L'Esorcista. In genere si crede superiore a tutti gli altri convenuti, che sicuramente non amano né conoscono il gruppo quanto lui.

Pro:
- vedere bene i concerti,
- riuscire a leggere la scaletta in anteprima,
- (per i musicisti) poter valutare al meglio strumenti, cavetti, pedaliere, amplificatori, valvole e quant'altro,
- (per le groupie) stare molto, molto, vicino al gruppo.
Contro:
- essere l'unica persona sopra i 30 della fila (e almeno io sentirmi la zia di tutti quanti),
- danni irreparabili all'udito,
- essere circondato da adolescenti nerd che nonostante abbiano 12 anni conoscono a memoria la completa discografia del gruppo.

Tipo 2)
Il finto casuale - (il restante 20%)
Al concerto ci va perché il gruppo è interessante, lo incuriosisce, ma non può definirsi un fan vero e proprio, magari non l'ha mai sentito, ma l'amico dell'amico del cugino una volta ha suonato con loro e, cioè, spakkano proprio.
Arriva un po' prima, ma tranquillo.
Recupera beni di sostentamento per la serata (birra), e gironzola per il locale, all'inizio raso i muri, poi si lancia in attraversamenti diagonali della sala. Ai festival, si fa un giro tra il paninaro e i banchetti di vinili, cd e magliette.

Pro:
- a forza di girare capita che davvero incontri qualcuno che conosci, e di uscire quindi dalla categoria,
- ancora meglio conoscere qualcuno di nuovo, e una canzone del gruppo sarà la colonna sonora della vostra storia, c**zi vostri se siete fan dell'hardcore punk
- scoprire gruppi che ti piacciono

Contro:
- continuare ad avere l'aria un po' spaesata
- sparire nelle retrovie ed essere ingoiato dalla folla, finendo dietro all'immancabile tizio alto 1.90e coi capelli di Caparezza
- scoprire che era meglio non scoprire quel particolare gruppo

Tipo 3)
La zecca da festival (tratto da una storia vera)
In parte una sottospecie del fan maniacale del punto 1).
Solo, si aggira con lo sguardo spiritato. E' circondato da un'aura di socialità non richiesta. Scruta la sala/il prato cercando di stabilire un contatto visivo con qualcuno, non importa se la vittima sia sola o in gruppo. Una volta riuscito si attacca al malcapitato iniziando a parlare, del gruppo, del concerto, del festival, della storia della musica mondiale dagli Assiri a oggi. Ti travolge con un mare di parole, di citazioni, di aneddoti. Quando discretamente tenti di seminarlo dirigendoti verso il bar, si scopre il suo vero obiettivo: "Non è che mi presti un euro ché ieri ho speso tutto a sentire _insert group here_ a Milano e sono un po' a corto?". Gli offri una birra sperando di zittirlo e lui, soddisfatto, tace.

Pro se appartieni alla categoria:
- birra gratis,
- trovare un tuo simile e quindi annichilirvi a vicenda a furia di citazioni e aneddoti.

Contro (se ne sei vittima)
- dover offrire la birra,
- essere stordito dalle chiacchiere e non riuscire a sentire il concerto,
- essere abbandonato dai tuoi amici che, iene, si allontanano lasciandoti al tuo destino. Li ritroverai alla macchina, e solo perché sei tu che hai le chiavi.
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