lunedì 5 agosto 2013

Oregon facts #4 - Spiagge, laghi, cascate...

Chi come la sottoscritta va in ferie in periodi di bassa stagione per risparmiare tempo e denaro, si ritrova di solito a godersi la metropoli in nel pieno di ondate di caldo dai nomi infernali.

Cosa c'è di meglio quindi per vincere la calura, di piazzarsi davanti al ventilatore e cercare di tornare là dove c'è una cascata che nasce da un lago, che è alimentato da un fiume, che è costeggiato da foreste, che sono ricoperte di neve, che al mercato mio padre comprò?

Via che si va allora

- Haystack Rock a Cannon Beach (Goonies, anyone?)


- Columbia River Gorge, con Vista House a Crown Point


- Wahkeena Falls


- Multnomah Falls


- Columbia River Gorge, quando il paesaggio cambia di colpo e i colori pure, al Memaloose Overlook


 - Clackamas River


- Toketee Falls


- E last but not least, Crater Lake, a.k.a il lago più blu che abbia mai visto



Non vi sentite già un po' più freschi?

mercoledì 17 luglio 2013

Oregon facts #3 - Sotto la pinta non è vero amore®

Ribadiamo:

Portland in particolare ma l'Oregon tutto in generale è il Beervana, o Brewvana o quel che volete, ma il concetto resta chiaro: lo stato dei castori è pure quello delle birre artigianali.

E dei festival. Tanti festival:

Oregon Brewers festival
Fruit Beer Festival
North American Organic Brewers Festival
Portland Beer Week
Oregon Brewers Festival
...

Continua qui.

Nel nostro piccolo, aiutati da un ospite che quando gli dici "Mi piacerebbe provare un po' di birre locali" prende la cosa molto sul serio, salvo poi mostrare una resistenza e un fegato allenato molto più del nostro, ci siamo dati da fare almeno nelle serate trascorse a Portland, per poi mollare il colpo scendendo verso la California, anche se abbiamo tentato il più possibile se non di restare in media, almeno di non diventare improvvisamente astemi.


A quanto pare il formato inferiore alla pinta è cosa sconosciuta in Oregon, e i baristi e i camerieri fanno magicamente comparire nuovi bicchieri pieni a sostituire quelli vuoti, il che, aggiunto a prezzi che definirei concorrenziali rispetto ai nostri qui, ha contribuito a far nascere nei nostri cuori una genuina ammirazione per i produttori locali. Che non si tirano indietro davanti alle sperimentazioni: abbiamo bevuto birre con retrogusto di lime, mandarino, albicocca, fragola, zenzero, peperoncino, zucca dolce, varie ed eventuali.

Ecco quindi un elenco non esaustivo delle birre che abbiamo provato, in ordine di bevuta e non di preferenza, ché di fare una classifica tanto non saremmo capaci:

Tangerine Wheat, Lost Coast Brewery, Eureka CA
In Tents IPL, Base Camp Brewing Co, Portland OR
Sweet Heat, Burnside Brewing Co, Portland OR
Burnside Lime Kolsch, Burnside Brewing Co, Portland OR
Hefe, Widmer Brothers, Portland OR
Citra, Widmer Brothers, Portland OR
Slow Train Porter, Amnesia Brewing, Portland OR
Kick Axe Pale Ale, Lompoc Brewing, Portland OR
Ruby, McMenamins, Portland OR
Jam Session ISA,  McMenamins, Portland OR 
Concordia Cream Ale, Mash Tun Brew Pub, Portland OR
Alberta Pale Ale,  Mash Tun Brew Pub, Portland OR
Vaporizer, The Old Gold, Portland OR
Czech Pilsner,  The Old Gold, Portland OR
Metolius Golden Ale, Bend Brewing Co, Bend, OR
Romancing the Stone SMaSH,  Bend Brewing Co, Bend, OR
Rotator IPA, Widmer Brothers, Portland OR
Eeel River Organic IPA, Eel River Brewing, Fortuna CA
Boont Anderson Amber, Anderson Valley Brewing Co, Boonville, CA
Apricot Wheat, Lost Coast Brewery, Eureka CA
Strawberry Wheat, Lost Coast Brewery, Eureka CA
Annadel Pale Ale, Third Street Aleworks, Santa Rosa, CA
Bodega Head IPA, Third Street Aleworks, Santa Rosa, CA
Lagunitas IPA, Lagunitas Brewing Co, Petaluma, CA

Per riassumere cosa ho fatto nelle vacanze:







giovedì 4 luglio 2013

Oregon facts #2

Vi siete documentati guardando tutte le stagioni di Portlandia?

Bene, ora parliamo di Portland allora.

1) Portland ha una sottile rivalità con Seattle. un po' forse perché sono entrambe famose per cose come la scena musicale indipendente, il caffè, orde di hipster e la pioggia.

Questa è la ridente Portland che si è disvelata il giorno dopo l'arrivo:



2) A Portland c'è Powell's, che vende libri nuovi e usati e rivaleggia in grandezza con la sempre amata Strand a New York. Lì ci ho preso le guide a Portland del post precedente e un paio di volumi imprescindibili.



che sono:


Hip: The History, di John Leland, Harper Perennial, 2005
The Ecstasy of Influence, di (serve dirlo?) Jonathan Lethem, Vintage Books, 2012

Più una favolosa borsa che si aggiunge alla famigliola Strand e ovviamente con un uccello sopra

"You put a bird on something and you call it art" (cit. Portlandia)


3) A Portland si mangia bene, fanno tutti attenzione a consumare cibo biologico/organico/a km zero ecc ecc...

Poi però salta fuori questo:



Voodoo doll di Voodoo Doughnuts. Ciambeeella aaaahhh (à la Homer Simpson) ripiena di marmellata di lamponi, ricoperta di cioccolata e infilzata da un salatino. 
Non abbiamo avuto il coraggio di provare quella al bacon e sciroppo d'acero.


4) A Portland si beve anche meglio, è pieno di pub e birrifici artigianali, di cui manca in parte la documentazione fotografica per mia fortuna...



Qui sopra The Henry, che non è un birrificio, ma ha un bancone favoloso, con una serpentina gelata che scorre lungo tutti i lati e ti tiene fresca la birra.

Continua...





mercoledì 3 luglio 2013

Oregon facts - R.i.p.

Momento di pausa sugli Oregon facts ma nemmeno più di tanto.
Oggi è mancato Douglas Engelbart, per metterla giù semplice il papà del mouse, una di quelle cose senza le quali non saremmo nemmeno qui a scriverci e leggerci.

E dov'era nato? A Portland, Oregon. Ovviamente.




lunedì 1 luglio 2013

Oregon facts #1 - Getting ready

Tornata sotto la Mole dopo una breve ahimé trasferta sulla West Coast, la Giù ha deciso di riunire qui qualche informazione più dettagliata sulla meta del suo viaggio, ovvero l'Oregon e la California del Nord.

Se avete voglia, tempo e denaro, per accasciarvi 2+11+2 ore sul micro sedile di  Economy class di un volo United Airlines*, senza contare le attese sui micro sedili dei gate degli aeroporti di mezzo emisfero boreale, qui troverete qualche spunto per farvi passare un po' di tempo nel Pacific Standard Time.

*che tra l'altro non offre nemmeno lo schermino personale, quindi ti tocca vedere quello che hanno scelto per te. Se non altro a questo giro sono rimasta in tema Portlandiano rivedendo Promised Land di Gus Van Sant.

Si va a cominciare con qualche informazione sull'ameno stato dell'Oregon, che per somiglianza manifesta potrebbe essere un ottimo luogo di vacanza per i cittadini della (un tempo) frizzante capitale sabauda spaventati dall'ignoto.

Il tutto nasce dall'assunto: l'Oregon è come il Piemonte e la Liguria messi insieme, con qualche spruzzata di Dolomiti e una popolazione decisamente più affascinante delle suddette regioni.

Via che si va con gli Oregon facts #1 - Getting ready


ovvero: prima di parlarvi di Portland e del resto, vi parlo di cose che parlano di...

1) Per prima cosa bisogna documentarsi.


Quindi: vi guardate tutte le stagioni di Portlandia. Rispolverate quella camicia di pile a quadrettoni che tenete chiusa in un cassetto dal '97 (voi - la sottoscritta la usa ancora, almeno a sciare), gli anfibi e una maglietta dei Breeders e piazzatevi sul divano, con una birra artigianale in mano se possibile. 
Questa serie dirà tutto ciò che dovete sapere su Portland, sui suoi abitanti, sui suoi usi e costumi.

2) Se siete più da vecchia scuola, e senza una guida vi sentite persi, lasciate perdere la Lonely Planet (quella sugli Stati Uniti occidentali dice che Portland ha un lungomare. 

Distanza da Portland al mare: 77,9 miglia.

Ritenta con lungofiume semmai e sarai più fortunato).

Allora dicevo, se siete vecchia scuola ecco un paio di acquisti fatti in loco che si sono rivelati piuttosto utili:



A sinistra: 
Portlandia, a guide for visitors, di Fred Armisen e Carrie Brownstein, Grand Central Publishing, Boston-New York, 2012

Esilarante, e utile, essere accompagnati per la città dai personaggi dello show.

A destra:
This is Portland, di Alexander Barrett, Cantankerous Titles, Portlans, 2013 (una delle 3000 copie stampate, mica pizza e fichi)

Lui lo amavo per i filmati informativi su Portland che sono stati la colonna portante di questi mesi di preparazione, e li trovate sul canale YouTube di TravelPortland




3) Per capire se la città vi ispira niente di meglio che vedere a chi ha dato i natali.

Per dire, a Portland sono nati John Reed, quello de I dieci giorni che sconvolsero il mondo, Chuck Palahniuk  e Matt Groening per dirne tre a caso.



4) Portland dal 2003 è gemellata con Bologna, ma il numero di hipster non è nemmeno lontanamente paragonabile. Non so quanto questo deponga a suo favore, ma sicuramente qui hipster non è una moda, ma uno stile di vita, poi soprattutto a nessuno frega molto di come vai in giro combinato.


5) Portland è la città delle rose, come recitano pure vezzosi cartelli sulle macchine della polizia.




Ora che ne sapete qualcosa in più, scommetto che non vedete l'ora di leggere il seguito....


giovedì 24 maggio 2012

Centro di gravità permanente

Toh, a quanto pare son tornata.

 Per adesso un po' di fretta solo per dire una cosa: ché se mai ne ho avuto la consapevolezza e avvertito la necessità, e ieri è stato uno di quei giorni, la cità della Mole è sicuramente il mio centro di gravità - quanto permanente non so, spero il più a lungo possibile.

Cose successe ieri: Flash Book Mob in piazza Carignano, molto bello, con un sacco di gente seduta/in piedi/in bici a leggere in silenzio/ad alta voce e lo sguardo più o meno attonito dei passanti.
 Noemi di Tazzina-di-caffè che ne scrive molto meglio di me.

 Io mi sono messa a leggere sotto lo sguardo benevolo di Vittorio Alfieri Afghanistan Picture Show di William T. Vollmann.

Chè poi qualche mezz'ora dopo in Piazza Carignano c'era questa luce qui, e ditemi voi se non è uno spettacolo.



E infine c'era Piazza San Carlo stracolma di gente per il concerto di Battiato, e sentirla tutta cantare fa sempre un bell'effetto.

 

venerdì 8 luglio 2011

Dialogo musicale con la mamma

Mamma: Sei uscita ieri sera?
La Giù: Sì, sai è iniziato Traffic, bisogna pur andare ora che è pure in centro.
M: Chi suonava?
LG: De Gregori, poi Cristina Donà (averla sentita) e Le luci della centrale elettrica. Serata cantautorale.
M: Stasera vai?
LG: Non so ancora andrei soprattutto per i Tre allegri ragazzi morti però forse ho da fare. Domani però ci sono i Verdena e la PFM quindi mi sa che vado.
M: Ah la Premiata Forneria Marconi! Ma suonano ancora? Sono dei miei tempi!
LG:......................

Ora, non potete apprezzare la surrealismo dell'ultima battuta del dialogo senza sapere che mia madre in macchina ascolta i Langaroli, ché già le due cassette dei successi dei Nomadi sono state una rivoluzione (è pure andata allo storico concerto di Bernezzo).

Mia madre conosce la PFM. Scusate ma non mi sono ancora ripresa.

martedì 5 luglio 2011

La notte della rete


Era una notte buia e tempestosa...
e visto che sotto la Mole e vallate attorno (soprattutto) non è che ce la passiamo proprio bene ultimamente, facciamo che questo angolino di sfogo poco frequentato ma pur sempre utile (almeno alla sottoscritta) si unisca al coro in difesa dei blogger tutti, alcuni sì utili e anzi necessari per ricevere informazioni in questi tempi bui.
Oggi è giornata di mobilitazione contro la delibera di quell'ente, l'Agcom, di cui mi interrogo spesso dell'utilità...

Leggete qui cosa è possibile fare.
Qui potrete vedere la diretta della manifestazione di oggi a Roma dalle 17.30:


Online video chat by Ustream

sabato 11 giugno 2011

Passaparola

Oggi la Giù si trasferisce da sotto la Mole per tornare alla città triangolare per esercitare un diritto-dovere del bravo cittadino.
E domattina, rinfrancata dal riposo nella cameretta adolescenziale e dal cibo di mammà va a votare di buon'ora. Così il quorum s'impenna!

domenica 29 maggio 2011

Dialoghi su Genette

Una cosa che capita spesso prendendo libri in biblioteca è di trovarli, commentati, scritti, sottolineati, cerchiati, colorati, disegnati, appuntati...
Poi succede che prendi in prestito Palinsesti di Gérard Genette e alla fine, dopo 488 pagine di riflessioni varie su testi, intertesti, paratesti e architesti trovi questo, scritto tutto con la stessa grafia: un dialogo? Una bozza di lettera d'amore?

Donà direbbe: " e non c'è niente di particolare a parte il fatto che mi manchi"

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Dormire con te è stato stupendo, e non sai quanto vorrei potermi addormentare con te a fianco... Sono un bimbo, sì lo so

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Ma io volevo dormire abbracciato a eleo

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... Ed io avrei tanta voglia di un tuo bacio...

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Su... Scrivi qualcosa di carino... Ne ho bisogno... dai...

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Mi manchi così tanto che mi sembra incredibile... Ho così bisogno di te... non addormentarti... per favore.... Non ancora...

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Sei stupenda... Sei fantastica

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Mamma mia che voglia di vederti...
Non sai quanto darei per vederti ora....

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A domani cucciolo!

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Il fatto è che vederti e star con te, nonostante io possa apparire parecchio imbranato, è fantastico, ma non riesco mai a dirti quello che penso...

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Dai eleo... Tanto solo e abbandonato... Dai


Oh, Eleo(nora?) spero che tu gli abbia dato retta, ma magari troverò la seconda puntata alla fine di un saggio di Bachtin.

domenica 13 marzo 2011

Un'altra mobilità è possibile - diamo i numeri

Settimane di stravolgimenti nelle mie abitudini torinesi.

Il primo: dal 6 marzo ha aperto la nuova tratta della Metro - 6 fermate 6 fino al Lingotto.

Dopo anni di gimkane attorno ai cantieri, che hanno reso l'innocuo percorso Porta Nuova - Casa un'odissea, raddoppiando i tempi di percorrenza fino a punte da esodo vacanziero di un'ora un quarto invece di una canonica mezz'oretta di traffico poco scorrevole.

Attuale situazione: 6-7 minuti per le 4 fermate che mi separano dalla metro e 7 minuti per arrivare a Porta Nuova. Credetemi - la mia vita è cambiata.

Sitazione paradisiaca* da cui deriva il secondo: dopo lunga titubanza - dovuta a una conoscenza diretta della gestione del sistema e un desiderio di boicottaggio dovuto alla totale assenza di stazioni nella mia zona - ho fatto la tessera del bikesharing.

*Postilla necessaria: se ci metto 7 minuti ad arrivare a Porta Nuova, ma poi mi tocca aspettare 25 minuti il 61 o il 68 per andare in università la situazione va a schifio - il che mi porta alla decisione di cui sopra.

Stazioni (in centro) ce ne sono - bici (in genere) pure - pedalare fa bene alla linea. 8 minuti da Università a Porta Nuova (semafori e rischio investimento pedoni in via Lagrange compresi) valgono l'esperimento.

lunedì 14 febbraio 2011

Se non ora, quando?

Ieri a Torino c'era tanta gente in piazza.
Tante donne, giovani, anziane, madri, figlie, nipoti.
Tanti uomini, mariti, padri,figli, amici.

Ombrelli colorati per proteggersi dal fango che ci piove addosso ogni giorno e gomitoli di lana colorata per intrecciare una rete di solidarietà.

C'erano cartelli spiritosi, bambine vestite da fatine che camminavano orgogliose con il loro striscione. C'era musica e gente che ballava, c'erano i cori e le risate.

C'erano signore che probabilmente l'ultima volta che sono scese in piazza era per la Liberazione di Torino.


C'era l'Italia che sai che c'è, anche se ogni tanto ti sembra non ci sia, e allora c'erano i commenti stupiti: "Ma quanti siamo?"
C'erano gli sguardi di riconoscimento da scambiare con perfetti estranei, perché se sei qui anche tu vuol dire che un po' ci somigliamo.
Ieri a Torino era una giornata da ricordare.

martedì 4 gennaio 2011

Chi lo fa a Capodanno lo fa tutto l'anno...

Ovvero: dello sci e dell'arte di evitare il Capodanno.

Per non finire a costruire casette di cartone con l'aiuto del gatto come il mio idolo Inkspinster, da fiera appartenente al gruppo Evitatori del Capodanno anonimi*

* - Ciao, sono Giuliana, odio il Capodanno.
- Ciaaaao Giuliana

anche quest'anno o trovato un astuto escamotage per rinunciare a qualunque tipo di festeggiamento.

Che in pratica consiste nel programmare una sciata mattutina per il primo dell'anno, adducendo la motivazione "Così non c'è nessuno" - ed è anche vero, si sta tranquilli tra sociopatici almeno fino alle 11, se poi il tempo è spettacolare e non ti boicotta come l'anno scorso anche meglio.

Se anche voi volete starvene in casa tappati senza sembrare dei rifiuti sociali, senza pensare che la persona con cui vorreste dedicarvi a ben altre attività probabilmente le sta praticando con qualche altra sciacquetta/altro decerebrato, fate così:

31 dicembre sera:

Semplice: statevene a casa, mangiate normalmente (tanto di abusi calorici nelle feste ne avrete compiuti abbastanza), dedicatevi alla visione di film ed evitate rigorosamente i tristissimi spettacoli di fine anno. Io mi sono dedicata alla serata Iris con A Wong Foo, grazie di tutto Julie Newmar con l'indimenticato Patrick Swayze e il classico capodannesco The Rocky Horror Picture Show (ormai una tradizione come i film di Natale).
A nanna dopo una cantata e il balletto di Time Warp che neanche a Glee.
I botti non li sentirete nemmeno.

1 gennaio mattina:

La sveglia dipende dalla distanza della pista da sci più vicina (nel mio caso 6.45).
Colazione dei campioni. Vestizione (e qui ci sarà un post apposito). Caricate gli sci in macchina e via.
Arrivate e parcheggiate nel parcheggio più vicino agli impianti, scambiando sguardi d'intesa con gli altri scaricatori di sci.
Fate partire l'Ipod con playlist adeguata.
Senza coda in biglietteria inizierete a sciare per le 8.35.
Vista l'età che avanza farete solo il mattiniero, quindi scierete ininterrottamente fino all'una, quando guarderete con disprezzo quelli che arrivano solo a quell'ora slittare alla ricerca di parcheggio.

giovedì 23 dicembre 2010

These are a few of my favourite things

Ora, nonostante la patina di cinismo e il piglio scorbutico che devo alla mia maestra di vita e icona femminile Lucy Van Pelt, a me il Natale piace. E intendo il Natale nel senso esteso cui ci ha costretti la nostra consumistica società occidentale.

Soprattutto mi piace:

1) La sospensione del conto calorico di qualsiasi cibo ingurgitato tra l'8 dicembre e il 6 gennaio: durante le feste vale tutto, compreso il consumo di alcolici a partire dal mattino (ok, questo conta solo per il bombardino sulle piste da sci) e il rimpinzarsi di cioccolata in ogni sua forma e variazione. Con l'aggiunta di godurie di stagione come la Papaya disidratata (so che non è di stagione, ma se ne trova a chili in questo periodo)

2) Fare il mio albero di Natale, non quello tristanzuolo e pre-addobbato che ho a Torino ma quello barocco, colorato e sovraccarico che faccio a casa dei miei. Con le stesse palline di quando ero piccola e un paio del primo albero dei miei (1960!!)

3) Impacchettare regali con un riciclo creativo della carta, fiocchi e nastri dell'anno precedente (il mio contributo a un Natale sostenibile).

4) Preparare i regali con le mie manine: biscotti, marmellate e quant'altro (secondo contributo a un Natale sostenibile).

5) Aprire i regali la mattina del 25 ancora in pigiama neanche avessi 6 anni.

6) Le luminarie stile Las Vegas di alcuni vicini di casa.

7) Luci d'artista: appunto per ribadire lo sbrodolamento del Natale che comincia subito dopo i Santi. Qui a Torino le bellissime luci che il mondo ci invidia e i milanesi ci copiano si accendono a inizio Novembre. Quest'anno sono cresciute e ci sono cose divertentissime come l'installazione di Richi Ferrero a Palazzo Chiablese.

8) Il traffico visto dal sedile di un autobus, almeno fino a quando non sono costretta a prendere la macchina per andare in centro.

9) I film di Natale: una volta c'era La vita è meravigliosa, ora la mia generazione ha Una poltrona per due. Non so se sia un buon segno, ma se Italia1 non lo trasmette per me non è Natale.

10) La canzoni di Natale: non siamo purtroppo a livello di New York dove ogni singolo negozio spara Rudolph the red nose reindeer o Winter Wonderland ma ci stiamo attrezzando.

Auguri a tutti, neh.

giovedì 16 dicembre 2010

Malanni di stagione

In attesa di preparare un resoconto dettagliato del mondo che si è aperto ai miei occhi profani grazie a un innocuo aperitivo per il compleanno di un'amica, sono costretta a casa da tosse e acciacchi vari.

Ora, se la mia vita fosse un film, e se il film fosse una commedia romantica americana, a quest'ora busserebbe alla mia porta LUI, che in genere ha le fattezze di Tom Hanks, ma nel mio caso preferirei che so, Colin Firth (lo so che è inglese, ma vuoi mettere?).
Arriverebbe a portare conforto, brodo di pollo e tè caldo. Uh sì, e fiori.
Non farebbe caso al mio aspetto, per quanto, essendo pur sempre un film, io avrei soltanto i capelli elegantemente scompigliati e gli occhi lucidi (per la febbre o l'emozione).
Veglierebbe amorevolmente sul mio sonno e la mattina dopo mi sveglierei radiosa.

Ma non essendo un film, sono qui scossa dalla tosse, col frigo semivuoto e zero voglia di cucinare qualcosa di più complicato di una minestrina. E stasera vado a letto con la borsa dell'acqua calda.
Sgrunt.

lunedì 6 dicembre 2010

Separati alla nascita

Vi prego ditemi che non lo vedo solo io.
A sinistra Taylor Kitsch da The Bang Bang Club
A destra Emile Hirsch da Into the wild (la foto non gli rende troppa giustizia)










TFF - la settimana dopo

Qualche riflessione sull'appena trascorsa edizione del Torino Film Festival

Film visti: 17 (cominciamo bene)

Code fatte:
Tante e la maggior parte al freddo. Tanto per ribadire che il sistema dei biglietti di fascia blu mi sembra una cavolata. Poi è vero che siamo a Torino e non nella spianata desertica del Lido, quindi la dotazione di bar/pizze al taglio/kebabbari ti salva almeno dalla fame - e la cioccolata calda dal freddo.

Stelline e stellette:

Suck - di Rob Stefaniuk ** al ***
Inside America - di Barbara Eder ***
Scuolamedia - di Marco Santarelli ***
Las marimbas del infierno - di Julio Hernandéz Cordòn **
Myra Brekinridge - di Michael Sarne ****
Tournée - di Mathieu Almaric ***1/2
The special relationship - di Richard Loncraine ****
Soulboy - di Shimmy Marcus ***
White Irish Drinkers - di John Gray ***
Jack Goes Boating - di Philip Seymour Hoffman ****1/2
La mosquitera - di Augustì Vila *
Cyrus - di Jay e Mark Duplass **1/2
Requiem for Detroit? - di Julien Temple ***
Small Town Murder Songs - di Ed Gass-Donnelly ****
The bang bang club - di Steven Silver ***1/2
Neds - di Peter Mullan ***1/2
Vampires - di Vincent Lannoo **1/2

Musica sentita:
Tanta e bella per la gran parte (ok, ancora qualche dubbio sul rock satanico guatemalteco con marimbas). Poi Northern Soul, Motown, la colonna sonora di Jack Goes Boating (tutta - e la discografia completa dei DeVotchKa che gira nell'iPod da 3 giorni) e quella di Small Town Murder Song (Bruce Peninsula).

Parere finale:
Una buona qualità media, al solito non ho visto il film vincitore e nemmeno quello di cui hanno parlato tutti per giorni (The Infidel). Alcune cose mi sono piaciute molto, altre meno, non sono mai uscita dalla sala cosciente di aver sprecato due ore di vita come spesso accade a Venezia. Poi magari è stata fortuna.

venerdì 19 novembre 2010

Tipi da concerto


Vado spesso ai concerti da sola, probabilmente perché i miei amici non condividono appieno i miei gusti musicali e nondimeno per il fatto che frequento i 30enni più vecchi del mondo.

Nel corso degli anni mi sono accorta che comunque non sono la sola, c'è tutto un mondo là fuori di frequentatori solitari di concerti (aka the lonesome concert-goer)
Presento dunque senza indugio una breve rasssegna:

Tipo 1)
Il fan maniacale - (mi ci ritrovo l'80% delle volte)
Arriva in anticipo per piazzarsi sotto il palco, dove notoriamente si sente di merda, ma sei vicino al gruppo.
Recupera beni di sostentamento per la serata (birra - i più spirituali, che hanno raggiunto un livello ascetico di venerazione, acqua, ché nessuna sostanza vada a interferire con la musica), si piazza sotto il palco, centrale, difende con la tenacia di un alpino sul Carso il suo posto in prima fila. Dà le spalle al locale, in segno di dedizione totale, al massimo si concede qualche sguardo altezzoso ruotando la testa stile Linda Blair ne L'Esorcista. In genere si crede superiore a tutti gli altri convenuti, che sicuramente non amano né conoscono il gruppo quanto lui.

Pro:
- vedere bene i concerti,
- riuscire a leggere la scaletta in anteprima,
- (per i musicisti) poter valutare al meglio strumenti, cavetti, pedaliere, amplificatori, valvole e quant'altro,
- (per le groupie) stare molto, molto, vicino al gruppo.
Contro:
- essere l'unica persona sopra i 30 della fila (e almeno io sentirmi la zia di tutti quanti),
- danni irreparabili all'udito,
- essere circondato da adolescenti nerd che nonostante abbiano 12 anni conoscono a memoria la completa discografia del gruppo.

Tipo 2)
Il finto casuale - (il restante 20%)
Al concerto ci va perché il gruppo è interessante, lo incuriosisce, ma non può definirsi un fan vero e proprio, magari non l'ha mai sentito, ma l'amico dell'amico del cugino una volta ha suonato con loro e, cioè, spakkano proprio.
Arriva un po' prima, ma tranquillo.
Recupera beni di sostentamento per la serata (birra), e gironzola per il locale, all'inizio raso i muri, poi si lancia in attraversamenti diagonali della sala. Ai festival, si fa un giro tra il paninaro e i banchetti di vinili, cd e magliette.

Pro:
- a forza di girare capita che davvero incontri qualcuno che conosci, e di uscire quindi dalla categoria,
- ancora meglio conoscere qualcuno di nuovo, e una canzone del gruppo sarà la colonna sonora della vostra storia, c**zi vostri se siete fan dell'hardcore punk
- scoprire gruppi che ti piacciono

Contro:
- continuare ad avere l'aria un po' spaesata
- sparire nelle retrovie ed essere ingoiato dalla folla, finendo dietro all'immancabile tizio alto 1.90e coi capelli di Caparezza
- scoprire che era meglio non scoprire quel particolare gruppo

Tipo 3)
La zecca da festival (tratto da una storia vera)
In parte una sottospecie del fan maniacale del punto 1).
Solo, si aggira con lo sguardo spiritato. E' circondato da un'aura di socialità non richiesta. Scruta la sala/il prato cercando di stabilire un contatto visivo con qualcuno, non importa se la vittima sia sola o in gruppo. Una volta riuscito si attacca al malcapitato iniziando a parlare, del gruppo, del concerto, del festival, della storia della musica mondiale dagli Assiri a oggi. Ti travolge con un mare di parole, di citazioni, di aneddoti. Quando discretamente tenti di seminarlo dirigendoti verso il bar, si scopre il suo vero obiettivo: "Non è che mi presti un euro ché ieri ho speso tutto a sentire _insert group here_ a Milano e sono un po' a corto?". Gli offri una birra sperando di zittirlo e lui, soddisfatto, tace.

Pro se appartieni alla categoria:
- birra gratis,
- trovare un tuo simile e quindi annichilirvi a vicenda a furia di citazioni e aneddoti.

Contro (se ne sei vittima)
- dover offrire la birra,
- essere stordito dalle chiacchiere e non riuscire a sentire il concerto,
- essere abbandonato dai tuoi amici che, iene, si allontanano lasciandoti al tuo destino. Li ritroverai alla macchina, e solo perché sei tu che hai le chiavi.

giovedì 18 novembre 2010

Life during wartime #2

Interno.
L'uomo fissa il panorama oltre il vetro appannato della finestra. Sta calando la sera.
Un soldato bussa alla porta, non aspetta risposta ed entra.

-Signore, notizie dal fronte.
-Ebbene?
-Situazione di stallo, signore. Non riusciamo a conquistare terreno, mentre gli altri eserciti avanzano. L'inverno si avvicina, le piogge degli ultimi giorni non sono che l'inizio.
-Dobbiamo puntare sulla popolazione civile. Si avvicina l'anniversario della fondazione, intensifichiamo i messaggi della propaganda. Devono capire che noi siamo dalla loro parte.
-Bene signore, riferirò gli ordini.


Il soldato esce. Fuori continua a piovere.

lunedì 8 novembre 2010

Un paio di giorni sotto la Mole

Avercene di weekend così.
Di quelli in cui non sai veramente cosa scegliere, in cui starsene a casa è un delitto, in cui dovresti essere una e trina per correre dappertutto.

Nel mio piccolo, dopo aver dato sfoggio di capacità culinarie di cui a breve renderò conto sulla fuffa (realizzando di conseguenza che sono una donna da sposare o una cuoca da assumere - secondo esigenza), sono andata (in ritardo) a sentire Stelarc al Museo di Scienze Naturali per lo Share Festival. Parlava di questo, per la cronaca.

Poi c'è stato tempo per un aperitivo al Lutece, prima di andare a San Salvario, per Paratissima e il concerto da balcone dei Motel connection. In pratica un isolato di street parade.



Poi c'erano le mostre, la gente, la temperatura perfetta, il casino. E un tizio che mentre suonavano i Motel connection, sfodera il suo iPhone e consulta la pagina Wikipedia su Chiamparino (giuro!).

Domenica mi sono consumata i piedi su e giù per l'Oval per quella fiera delle vanità che è Artissima. Come al solito la cosa più interessante era fare people watching, ma l'allestimento di quest'anno e la casa delle contaminazioni mi sono piaciute tantissimo.

Poi di nuovo Paratissima per vedere quello che mancava dal giorno prima, l'aperitivo al Biberon, e praticamente una media di pastis gentilmente preparata al banchetto della manifestazione in Piazza Madama Cristina e sorseggiata al ritmo di pizzica.

E a casa infine, a calmare i miagolii della gatta affamata.
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