lunedì 8 marzo 2010

La festa della donna

Torno sotto la Mole dopo un po' di assenza dovuta a progetti paralleli.

Ma oggi mi sembra giusto ritornare su questa festa che non è fatta solo di mimose avvizzite pronte per il macero e spacciate a peso d'oro a quei gonzi che pensano basti il bel gesto per farsi perdonare le mancanze degli altri 364 giorni dell'anno.

Questo 8 marzo 2010 spero sarà ricordato come il day after la vittoria agli Oscar di Kathryn Bigelow. Che porta a una serie di considerazioni:

1 - non è mai troppo tardi per prendersi una bella rivincita contro l'ex marito - sentito James?
2 - L'Academy fa vincere un film sull'Iraq, e non uno con una divisione manichea tra buoni/cattivi, tecnologia/natura. Spero sia segno che l'America inizia a riflettere sulle guerre in corso
3 - si può essere donna e vincere un Oscar per un film molto maschile
4 - si può essere registe e assolutamente favolose
5 - si può avere 58 anni ed essere così (o almeno lei può):



Grazie Kathryn. You go, girl!

giovedì 18 febbraio 2010

GTT stories / 4


Ritorna la rubrica più amata della Giù sotto la Mole.

Come ormai sanno anche i sassi, passo metà della mia vita cosciente sui mezzi pubblici in pratica.
Nonostante le mie ben note attitudini sociali mi spingano a isolarmi in un ovattato mondo musicale, a volte non è proprio possibile non ascoltare le conversazioni altrui.

Un paio di mesi fa una ragazza seduta in un 35 incredibilmente affollato è impegnata in una conversazione con il fidanzato circa la possibilità di dare o meno una svolta al loro rapporto. Nel breve tragitto condiviso sono vengo a conoscenza del fatto che lui non si impegna abbastanza, che si fa influenzare dagli amici, che deve cambiare lavoro, che lei è stufa di stare ad aspettare.
Tutto questo riesco a sentirlo distintamente nonostante nelle mie orecchie risuonino i potenti accordi dei Foo Fighters. Io e la signora accanto ci scambiamo sguardi imbarazzati e sopprimiamo a stento il desiderio di intervenire in supporto del povero giovane.

All'inizio di quest'anno sono su un autobus di sabato mattina diretta in centro. Un ragazzo è al telefono con la ragazza e le dice che quel sabato gli tocca lavorare tutto il giorno per consegnare qualche progetto. La cosa è credibile visto che ha una tracolla porta computer e non la borsa del calcetto o lo snowboard, ma lei non lo può vedere. Intuisco reazione stizzita della ragazza e seguente pianificazione della serata, nonostante il povero giovane cerchi di farle presente che andare a far nottata per locali non è la sua priorità dopo un giorno di lavoro.

L'altro ieri tornavo a casa dopo serata cinematografica per evitare Sanremo. Su un 34 semideserto si siede dietro di me un tizio sui trentacinque anni al telefono con un amico. Mentre cerco inutilmente di superare il livello medio di Rock Band con il mio iPod (scoprendo che il mio futuro è il basso, decisamente) e quindi ho nelle orecchie Learning to fly sempre dei Foo Fighters, il tizio riesce a elencare in dieci minuti una serie di informazioni personali che la gente dovrebbe tenere per sè: soffre d'ansia, deve fare esami cardiologici, ha problemi sul lavoro perchè non riesce a far valere la sua autorità sui colleghi, la fidanzata l'ha mollato e si è tenuta la casa, lui ci ha messo dei mesi a trovarne un'altra (di casa, non ho informazioni sulla fidanzata).

Questa breve rassegna di tipi telefonico-pendolari vi sia di monito per imparare poche ma significative norme di comportamento:
- anche se non voglio, se urli è probabile che riesca a sentire le tue conversazioni. Quindi parla piano.
- non divulgare dettagli personali su stato mentale e/o di salute, poi è normale che la gente ti fissi
- non fare scenate al tuo amato bene sull'autobus, altrimenti la solidarietà di tutti andrà a lui/lei istantaneamente.

mercoledì 10 febbraio 2010

A walk by the seaside

I Clash sono la mia band da isola deserta.

E il mio preferito tra tutti è sempre stato Joe Strummer.

E vederlo così, cortese e sorridente, invitare ottusi turisti a un suo concerto ad Atlantic City non fa che renderlo più umano e ancor più straordinario.

Per la cronaca, pensavo che essendo dio, Joe Strummer girasse circonfuso da un alone luminoso a metà tra aura ed aureola. Evidentemente no.
Ma a tutti quelli che non gli danno retta e lo guardano come fosse uno sfigato qualunque: siete dei discreti c***oni, IMHO.



e io per un flier disegnato da Joe, avrei dato un braccio.

Questo l'ho trovato qui e qui.

giovedì 28 gennaio 2010

Shhhhhh!

Un bel tacer non fu mai scritto.

Parliamo di cinema.
Ma non di film, di critica o di storia, ma di cinema come piacevole esperienza che mi concedo a cadenza più o meno settimanale. Adoro andare al cinema, adoro le poltrone, la moquette, l'odore di polvere, le pubblicità prima dei film, i trailer, il buio in sala, stare seduta fino all'ultimo titolo di coda. Ma più di tutto adoro il silenzio in sala.
Sarà che sto invecchiando precocemente, che sopporto poco le persone, che sono scorbutica peggio di Lucy Van Pelt... Ma il punto è che se io vado al cinema, non è per passare il tempo, per ripararmi dalla pioggia, per pomiciare (e questo termine dimostra tutta la mia età), ma curiosamente, per guardare un film. Che significa, in genere, anche ascoltare un film. Anche quando, alle orecchie di un profano, non si presenta altro che silenzio. Perchè presumo che, se un regista lascia scorrere le immagini in silenzio, ci sia un motivo.

Quindi, provo notevole fastidio a sentire commenti, battute, vibrazioni telefoniche, conversazioni telefoniche (ma c*zzo rispondete???). Appoggio le risate, specie se il film è veramente divertente, anche quelle di cuore, eccessive ma in qualche modo coinvolgenti.
Volete commentare il film? Attendete l'uscita in DVD e commentatelo con il regista.
Provate un irrefrenabile desiderio di comunicare? Ci sono i bar, le strade, i portici... uscite e mettete in moto la lingua.
Volete dar sfogo alle vostre turpi pulsioni? Che ne dite di un bel locale per scambisti?
Tutti gli altri suoni che provengono dalla vostra bocca, a partire dalla comparsa sullo schermo del simbolo del primo produttore, mi infastidiscono profondamente.
Quindi, confesso, sono io che in sala faccio SHHHHHHHHH.
Vi irrita vero? Non sapete quanto mi irritate voi...

lunedì 14 dicembre 2009

New York Stories part 1 / Jonathan Lethem and I


Ebbene sì, l'ho rifatto. Con molta soddisfazione per giunta.
Dalla Mole alla Mela.
Ecco quindi alcune highlights del mio soggiorno in quel di New York City.

Non che ci fossi andata apposta, per carità...
Ma scoprire che il mio scrittore vivente preferito, Jonathan Lethem, facesse la tappa finale della sua maratona di lettura del nuovo libro Chronic City alla libreria BookCourt, 163 Court Street, Brooklyn NYC, be', è stata una bella notizia.
Un freddo venerdì 4 dicembre, abbastanza in tiro*, prendo la mia cara metro e torno con mio sommo piacere a Brooklyn, dove due anni fa, a qualche isolato dalla libreria, ho potuto fare house sitting per quattro giorni.
La libreria BookCourt è bellissima, piena di libri, ovvio, tutta in legno chiaro, con uno scenografico soffitto con lucernario.
Entro ben disposta, perchè è scontato che se ti trovi lì quella sera, e no per caso, già mi piaci. Condividiamo un interesse per uno scrittore un po' nerd e molto postmoderno, probabilmente vivi a NYC**, consideri il trascorrere il venerdì sera in una libreria una cosa cool e non da sfigati.
Ma andiamo a cominciare con il racconto della serata.
h 18.50 arrivo con un po' di anticipo per poter fare due passi lì attorno, poi, accorgendomi della presenza di alcune persone già sedute, entro, girello per la libreria e mi accomodo in seconda fila, non osando accasciarmi sul comodissimo divano in pelle proprio davanti al leggio****. Inizio a leggiucchiare Chronic City, comprato poche ore prima nella mia carissima Strand.
Dopo un po' compare un tizio con una zucca di quelle belle tonde di Halloween*** fa un po' di prove tenendola sollevata a mezz'aria, poi recupera sei volumi di cucina da scaffale attiguo e ci mette sopra la zucca. Penso a una surreale decorazione lethemiana, ma molto più semplicemente si sono persi l'asta del microfono e hanno pensato alla zucca, che dotata di apposito foro, si rileverà un'ottima sostituta. (E qui già li stimo un po' di più)
Si inizia puntuali, e con terrore Lethem annuncia che si parte da pag. 217. Su 467. E bisogna finire il libro. Inizio a vederla lunga.
By the way, la lettura incomincia e posso apprezzare la voce di Lethem, che avevo già sentito in interviste varie, ma mai leggere qualche suo romanzo. E' calda, profonda ed espressiva (e lui, lo dico qui una volta per tutte è un figo pazzesco, perdonatemi il commento poco letterario).
Poco dopo le otto la prima pausa e mi fiondo a farmi firmare il libro. Ovviamente in situazione fantozziana da salivazione azzerata, mani due spugne e incapacità di spiccicare due sillabe in inglese coerente. In qualche modo riesco a:
a) prestargli al penna per firmare il libro di una sua conoscente
b) fare corretto spelling del mio nome per far firmare il mio
c) blaterare che sono venuta quasi apposta dall'Italia
d) sparare un "You're my literary rock star"
Al che Jonathan Lethem ride e credo mi classifichi già tra le potenziali stalker.

La lettura prosegue dopo la pausa, in libreria è comparso il vino rosso e il cibo indiano (ottimo e a offerta libera), al leggio si alternano Lethem, alcuni attori del National Theatre of United States of America e due componenti della International Necronautical Society.
Long story short: la lettura termina alle h 4.11 del mattino (le prove qui e qui).
Siamo rimasti vivi in 13, tutti premiati con serigrafia del manifesto fatta a mano dai ragazzi della libreria e autografata dall'esausto Jonathan.
Alle h 4.30 mi incammino verso la metro, dove in compagnia di qualche homeless che si gode il calduccio della stazione attendo il 2 che mi riporti in albergo.

Che dire? E' una storia che probabilmente racconterò ai miei nipotini, se saranno abbastanza nerd per apprezzarla.

Qualcosa sulla serata lo leggete sull'Huffington Post.

Qualche foto si trova su Flickr

* agghindata nei miei intenti da intellettuale radical chic
** ero in effetti, non l'unica italiana, ma l'unica che non vivesse lì
*** ce n'era un'altra di dimensioni ragguardevoli sotto a un tavolo della libreria (sui 50 chili a occhio)
**** se riconoscete il mio naso nella foto sopra vedrete che dall'una in poi mi sono schiantata sì sul divano (e giuro che non sto dormendo!!!)

mercoledì 11 novembre 2009

GTT stories / 3



(La Giù torna dopo prolungata assenza)
Sottotitolo "I guerrieri della notte"

Lo scorso weekend sotto la Mole si respirava l'aria frizzantina di inizio inverno, che significava in parte sopportare freddo, pioggia e umidità varie, in parte non sapere dove andare per eccedenza di proposte:
Artissima,
Paratissima,
View Conference,
Prospettiva,
Club to Club.

Saggiamente penso di lasciare la macchina in garage e sfruttare i mezzi, potenziati per le molteplici occasioni di svago.

Sul mio divano transitava couchsurfer proveniente da Milano (povero) e il programma di sabato comprendeva visita a Paratissima, spettacolo di teatro danza alla Cavallerizza, varie ed eventuali.

La sera comincia a San Salvario in giro per esposizioni e doverosa tappa al BIberon. Dopo lo spettacolo, passeggiata fino in piazza Vittorio, a vedere un po' di Luci d'Artista. Il mio couchsurfer viene poi inghiottito dagli scaffali della libreria Mercurio, rifugio caldo e sicuro dal freddo fuori. Usciti con i dovuti acquisti (il mio è Shopgirl di Steve Martin, sì, proprio lui)

Mentre aspettiamo a Porta Nuova, un gruppo di ragazzotti mooolto su di giri scende da un 52 insultando l'autista.
Non so come mai ma ho la premonizione che saranno nostri compagni di viaggio. Riusciamo a recuperare il penultimo 35 della giornata e, ovviamente, i ragazzotti salgono pure loro diretti a Club to Club o a Nichelino.
Fanno casino, fumano, e iniziano a tirare calci hai sedili e a battere contro i vetri. Noi altri passeggeri ci scopriamo molto affezionati all'autista e stiamo schiacciati nella prima metà dell'autobus.
Dopo quattro fermate l'autista sbrocca, ferma l'autobus, e chiama la polizia. Inizia a insinuarsi in noi il sospetto di non riuscire ad arrivare a casa tanto presto.
I bulletti scendono e l'autista ci chiude dentro. Due dei ragazzi prima di andare via si attaccano ai tergicristalli e tentano di staccarli. Visto che pioviggina, non siamo tanto tranquilli.
Arriva un responsabile GTT, che dice all'autista di ripartire dopo aver messo più o meno a posto i tergicristalli. In pratica guida alla cieca verso la fermata successiva, dove ovviamente ci sono i bulleti di qui sopra, ma molto più incazzati. Alla fermata l'autista fa salire altra gente poi riparte. Mostrando scarsa solidarietà di categoria lascia la comitiva all'1 che segue.
Senza ulteriori problemi arriviamo a casa (45 minuti dopo la partenza).
Meno male che avevo appena decantato la tranquillità e affidabilità dei mezzi pubblici torinesi...

lunedì 5 ottobre 2009

E sono 30.


Oggi, se permettete, scrivo a me stessa.
Per fare il punto della situazione.
Perchè sono una personcina a modo. Mi so comportare, sono gentile con chi lo merita e più spesso di quanto vorrei anche con chi non lo merita.
Sto cercando di smussare gli spigoli.
Ho una discreta cultura musical-letteraria-cinematografica.
Nel senso che in genere riesco a mantenere una conversazione intelligente per almeno dieci minuti. Potrei essere di qualche aiuto in una partita a Trivial, per dire.
Ho fatto mille lavori, nessuno stabile, ma mi sono piaciuti tutti o quasi.
Mi sembra di non aver mai smesso di studiare.
Sono portatrice sana di curve (che tendono a diventare una sola, ma tant'è, si cerca di contrastare la tendenza).
Mi piace la neve, e sciarci sopra. E il mare.
So apprezzare il buon vino e il buon cibo.
Sono di compagnia, se la compagnia lo merita.
Ho visto cose belle nel mondo e me ne rimangono molte di più da vedere. Altre le ho viste, ma già che ci sono torno a darci un'occhiata (NYC, here I come)...
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